L’analisi sull’Italia e la posizione della Premier Meloni con tanto di paragone fatto da Marco Travaglio che riguarda proprio la Presidente del Consiglio.
In passato si è espresso senza peli sulla lingua sulla Premier Giorgia Meloni e anche nel suo ultimo editoriale su Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio non ha usato mezzi termini per commentare la posizione della Presidente del Consiglio in merito al recente attacco USA al Venezuela con la successiva cattura di Maduro. Il giornalista ha persino paragonato la leader nostrana ad alcuni politici decisamente controversi.

“Siamo i peggiori”: Travaglio affonda la Meloni
Nel suo ultimo editoriale dal titolo “Siamo i peggiori” su Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio non le ha certo mandate a dire alla Premier italiana Giorgia Meloni dopo le ultime mosse in relazione alle operazioni americane in Venenzuela e alle scelte di Trump. Il giornalista, come suo solito, è stato diretto e pungente.
“Dai e dai, ce l’abbiamo fatta. La befana di Giorgia Meloni, con il suo applauso a Trump per l’intervento difensivo e legittimo in Venezuela, ci regala la maglia nera in Europa e forse nel mondo, ex equo, con i governi canaglia di Milei e Netanyahu. E persino peggio di Trump, abbastanza spudorato per evitare barzellette tipo la legittima difesa da Maduro il terribile”, ha scritto Travaglio su Il Fatto.
“Pure Marine Le Pen dà alla nostra premiera una lezione di sovranismo e dignità. Ci sono mille ragioni per condannare il regime di Maduro, ma esiste una ragione fondamentale per opporsi al cambio di regime che gli USA hanno provocato. La sovranità degli stati non è mai negoziabile, a prescindere dalla dimensione, dalla potenza, dal continente. È inviolabile e sacra e chi oggi vi rinuncia accetta domani la sua propria servitù […]”.
“Era un’altra Italia”: il duro commento
Il vero affondo di Travaglio alla Meloni è arrivato poi nell’analisi successiva. Il giornalista, di fatto, ha ricordato il 2019, quando il governo italiano rifiutò di riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, rivendicando una linea di autonomia e prudenza diplomatica. “[…] Guaidó, il presidente del Parlamento che pretendeva di farsi capo dello Stato senza passare per le urne, si appellò a Conte sulla stampa e Conte gli rispose ‘il mio governo non l’ha riconosciuta quale presidente ad interim non solo per ragioni di ordine giuridico formale, ma anche per non contribuire alla radicalizzazione delle rispettive posizioni’ […]”.
In quella circostanza, come ha ricordato Travaglio, l’Italia prese una posizione chiara sottolineando come “[…] le crisi politiche e sociali possono trovare soluzione solo attraverso il dialogo politico, mai con l’opzione militare, considerato che la violenza genera sempre altra violenza”. Nella chiosa dell’editoriale, l’amara constatazione: “Era un’altra Italia“.